
Incontro con il dott. Carlo D’Agostino
Con l’età il nostro cuore inizia a risentire dei processi di invecchiamento: il metabolismo rallenta e i fattori di rischio possono sommarsi fino a mettere in difficoltà anche un organismo apparentemente sano e allenato.
Abbiamo incontrato il dott. Carlo D’Agostino, già Direttore dell’Unità Operativa di Cardiologia del Policlinico di Bari, cardiologo di fama e appassionato canottiere, che ci descrive nozioni che dobbiamo assolutamente sapere.
Dottor D’Agostino, quali sono i benefici principali dell’attività fisica per il cuore?
«L’attività fisica condotta con regolarità costituisce un potente “farmaco naturale” per il cuore e per tutto l’organismo: migliora la circolazione, abbassa la pressione arteriosa, riduce il colesterolo cattivo (LDL) e aumenta quello buono (HDL), migliora il metabolismo».
Come possiamo evitare sovraccarichi per il cuore durante l’allenamento?
«Bisogna imparare ad ascoltare il proprio corpo. La fase di esercizio fisico richiede adattamenti importanti del cuore e della circolazione oltre che del respiro dei muscoli e delle articolazioni. È importante che non si cerchi di superare i limiti che l’organismo stesso ci impone. Stancarsi sì, ma senza eccessi. Arrivare gradualmente ad un livello di fatica che si può poi mantenere a lungo. L’esempio più facile è quello della corsa su distanze lunghe: normalmente nei primi 10 – 15 minuti cuore e circolazione si adattano all’esercizio che si sta affrontando; da quel momento in poi si deve poter correre mantenendo costante la frequenza cardiaca e la respirazione anche per lunghi periodi».
Quali controlli cardiologici dovrebbe effettuare regolarmente uno sportivo over 50?
«Oltre alla visita medica sportiva (almeno annuale) raccomando una visita cardiologica completa con Elettrocardiogramma, Ecocardiogramma 2D Color Doppler e, se il cardiologo lo riterrà opportuno (anche in base allo sport che si desidera affrontare), un test da sforzo. Questo diventa obbligatorio per chi decide di affrontare un’attività agonistica. Il cardiologo detterà l’eventuale agenda dei successivi controlli e approfondimenti diagnostici differenti. Il medico sportivo effettua gli ulteriori accertamenti per l’attività agonistica rilasciando, ove possibile, le relative idoneità».
Quali sono i segnali da non sottovalutare?
«Come detto, è importante imparare a sentire il proprio corpo: fare attenzione alla percezione di sintomi o risposte del proprio organismo diverse dal solito, anche al di fuori dell’attività fisica. Palpitazioni non presenti in passato, un dolore toracico, una sensazione di maggiore stanchezza per lo stesso esercizio, un affanno inspiegabile: in questi casi interpellare il proprio medico che saprà a cosa attribuire questi sintomi. È bene controllare un po’ più frequentemente la pressione arteriosa a riposo ed eseguire periodicamente esami di laboratorio di base».
Perché il rischio di problemi cardiocircolatori aumenta dopo i 50 anni?
«Purtroppo, l’età è di per sé un fattore di “rischio cardiovascolare”. Noi invecchiamo perché invecchiano le nostre arterie e di conseguenza tutti gli organi che ricevono alimenti tramite il sangue; il processo è inevitabile ma può essere rallentato. L’attività fisica, condotta con regolarità, ritarda l’invecchiamento delle arterie e quindi anche quello di tutto l’organismo».
Quali tipi di attività fisica sono più indicati per proteggere il sistema cardiovascolare degli over 50?
«Sicuramente gli sport che prevedono uno sforzo di tipo aerobico.
Per capirci: a parte il gesto tecnico, gli sport si differenziano in base ai gruppi muscolari e articolari coinvolti, alla durata dell’impegno e agli adattamenti cardiocircolatori e respiratori necessari. Alcuni sport richiedono un’attività fisica prolungata: in questi, la quantità di ossigeno immessa con la respirazione e fatta circolare dal cuore, nel sangue, deve essere in grado di compensare costantemente l’ossigeno consumato dai muscoli. Questo è il lavoro di tipo aerobico. Esempio fra tutti la corsa di fondo, la maratona.
In altri sport si richiede di esprimere la massima potenza muscolare per periodi brevi. In questo caso il muscolo utilizza, consumandoli, tutti i substrati energetici precedentemente incamerati; una volta esauriti i metaboliti, ci si ferma. Questo è il lavoro anaerobico. Tipico quello del centometrista.
Fra i due estremi c’è tutta la varietà possibile; nel canottaggio, ad esempio, convivono in misura diversa entrambe le componenti. La distanza tipica di gara, di duemila metri, che con diversi tipi di imbarcazione si percorre in circa 6 minuti, impone una fase di pochi secondi di potenza anaerobica iniziale (partenza), una fase di sforzo aerobico centrale prolungato (passo) e di nuovo, un finale anaerobico, per dare fondo a tutte le scorte metaboliche ancora presenti (serrate).
Anche in questo sport esistono tipologie di gare che richiedono un diverso utilizzo delle risorse: la lunga distanza di 6,8 Km, della classica “boat race Oxford-Cambridge” o alcune regate di super fondo sui 100 Km e oltre comportano un impegno quasi esclusivamente di tipo aerobico; è questa la componente che va adeguatamente sviluppata e allenata.
In conclusione, oltre i 50 anni non bisogna pretendere di essere a tutti i costi competitivi; è raccomandabile una regolare attività di tipo aerobico, evitando o limitando al massimo gli sforzi in anaerobiosi. Se si decide di praticare attività sportiva di qualsiasi genere, questa non deve essere effettuata in maniera sporadica ma con regolarità».
Parliamo di eventi cardiaci improvvisi in atleti anche ben allenati
«La maggior parte degli eventi improvvisi che colpisce persone apparentemente sane è dovuta a problemi cardiovascolari preesistenti e non rilevati in vita.
In molti dei tragici, improvvisi decessi di giovani atleti, anche professionisti e dunque sottoposti a controlli medici attenti e ripetuti, è spesso possibile rilevare post mortem la presenza di anomalie cardiache non evidenziate e non evidenziabili in vita. In realtà una più attenta disamina di alcune documentazioni cliniche ha permesso di rilevare l’esistenza di piccole anomalie che possono essere misconosciute o essere state ritenute variazioni del normale.
L’Italia ha un sistema di protezione degli atleti molto più avanzato di altri paesi. Il rilascio di un’idoneità medico sportiva, obbligatoria nel nostro paese, ha permesso di prevenire incidenti in misura maggiore che nella maggior parte delle altre nazioni nelle quali quest’obbligo non sussiste».
Concludendo, qual è il messaggio più importante che vuole lasciare ai lettori?
«È consigliabile praticare sport in maniera costante (non meno di tre volte la settimana) e con consapevolezza, e preferire un’attività prevalentemente di tipo aerobico. La partita di calcio o di tennis della domenica, senza una preparazione adeguata, può essere pericolosa.
Evitare gli eccessi e lavorare a regimi più limitati.
Fare attenzione a una dieta equilibrata e a una corretta idratazione.
Sottoporsi periodicamente a controlli medici: dal medico di base, dal medico dello sport, dal cardiologo, a seconda delle circostanze.
Un’ultima raccomandazione: assicurarsi che nei posti dove si pratica sport vi sia sempre a portata di mano un defibrillatore automatico! La postazione è indicata con la sigla DAE o AED e l’immagine di un cuore attraversato da un fulmine. Questo strumento può aiutare e lo ha fatto più volte anche in contesti sportivi, a far ripatire un cuore che si è fermato improvvisamente. Per il suo utilizzo consiglio a tutti di frequentare un corso di “Basic Life Support and Defibrillation” (BLS-D): i corsi sono aperti a tutti e con questa consapevolezza potrebbe capitare di salvare una vita».
Quindi, se è vero che il tempo lascia inevitabilmente il segno sul nostro organismo, è altrettanto vero che possiamo influenzare il modo in cui invecchiamo. Come ci ha ricordato il dottor D’Agostino, l’attività fisica, soprattutto aerobica, praticata con regolarità e consapevolezza rimane uno degli strumenti più efficaci il nostro benessere generale: un potente “farmaco naturale”.

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