
Scrivere di Davide Tizzano al passato è qualcosa che faccio fatica ad accettare. La sua scomparsa prematura lascia un vuoto profondo non solo nella Federazione Italiana Canottaggio, ma in tutti noi che abbiamo avuto il privilegio di conoscerlo, di lavorare con lui, di condividere una visione dello sport fondata su valori autentici.
Parlo da Giudice Arbitro della FIC, ma soprattutto da persona che ha conosciuto Davide fin dai tempi in cui era Presidente del Comitato FIC Campania. Già allora emergevano con chiarezza le sue qualità manageriali, umane e sportive: competenza, passione, capacità di ascolto e una naturale autorevolezza che non aveva mai bisogno di alzare la voce per farsi riconoscere. Tranne in qualche eccezione, naturalmente: la competizione fra le società remiere campane portava, a volte, a momenti difficili durante la gestione di una gara regionale; Davide aveva sempre la soluzione per qualsiasi controversia. Ricordo confronti sempre costruttivi e una sincera volontà di migliorare il sistema nel suo insieme, senza scorciatoie.
Davide non ha mai dimenticato cosa significhi vivere il canottaggio sul campo. Tutti i giornali da ieri sera citano i suoi traguardi sportivi e non: campione olimpico di canottaggio, velista in Coppa America, dirigente del Centro di Preparazione Olimpica di Formia, presidente del Comitato Internazionale dei Giochi del Mediterraneo. Oltre a tutte le onorificenze attribuitegli.
Da Presidente sapeva parlare con dirigenti, tecnici, giudici arbitri e atleti con lo stesso rispetto, consapevole che la Federazione è una comunità fatta di persone prima ancora che di ruoli.
Nel corso degli anni, anche quando il suo percorso lo ha portato alla guida della FIC, Davide ha mantenuto quello sguardo concreto e lungimirante che lo aveva contraddistinto quando guidava il Comitato Campania. Credeva nella crescita dei territori, nel valore della formazione, nel ruolo fondamentale degli ufficiali di gara come garanti dell’equità sportiva. Non erano parole di circostanza: erano convinzioni profonde, nate dall’esperienza e tradotte in azioni.
Per noi Giudici Arbitri è stato un Presidente attento, al pari del suo predecessore, Peppe Abbagnale, capace di riconoscere il nostro silenzioso impegno.
La sua morte lascia sgomenti, soprattutto perché eravamo convinti che avesse vinto lui contro la malattia, come era abituato a fare nello sport. Ci priva di una guida autorevole, ma soprattutto di un uomo che incarnava lo spirito migliore del canottaggio italiano: sacrificio, lealtà, rispetto delle regole e amore per lo sport.
A Davide va il mio personale saluto, colmo di gratitudine e di affetto. Al fratello Carlo, alla sua famiglia, agli amici, ai dirigenti, agli atleti e a tutta la comunità remiera italiana va il pensiero di chi sa che il suo esempio continuerà a indicarci la rotta.
Checco Lananna

sconosciuto
Vito è più bravo a scivere