Intervista a Carlo D’Agostino

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Il cuore sportivo dopo i 50

Incontro con il dott. Carlo D’Agostino

Con l’avanzare dell’età il nostro cuore inizia a risentire dei naturali processi di invecchiamento: le arterie perdono elasticità, la pressione tende ad aumentare, il metabolismo rallenta e i fattori di rischio possono sommarsi fino a mettere in difficoltà anche un organismo apparentemente sano e allenato.

Uomini e donne, superati i 45/50 anni, si interrogano su come mantenere il cuore in salute e su quanto l’attività fisica possa realmente contribuire alla prevenzione delle malattie cardiovascolari.

Su questi temi abbiamo intervistato il dott. Carlo D’Agostino, già Direttore dell’Unità Operativa di Cardiologia del Policlinico di Bari, cardiologo di fama e appassionato canottiere, che ci introduce all’argomento con una premessa di grande valore:

“Le domande che poni non sono semplici ed alcuni dei temi proposti sono oggetto di discussione e confronto anche negli ambienti scientifici, ma cercherò di formulare un pensiero coerente cominciando con una considerazione di carattere generale che cercherò di perfezionare nelle successive risposte: l’attività sportiva fa bene a tutte le età e non ci sono, se non raramente, condizioni di salute che impediscano lo svolgimento di un regolare esercizio fisico anche a chi è affetto da patologie cardiache. Ma la “somministrazione” dell’attività fisica va gestita come una terapia: vanno scelte le dosi giuste per ciascuno e va consigliata una pratica regolare e continuativa. Per ciascuno si può identificare la dose giusta di esercizio in base alle condizioni di base ed anche, ovviamente, all’età.”

Da qui prende il via una conversazione approfondita che tocca tutti gli aspetti della salute cardiaca: dai benefici dell’attività fisica alla prevenzione degli infarti, fino ai consigli più concreti per chi desidera continuare a vivere lo sport in sicurezza e con passione anche dopo i cinquant’anni.

Dottor D’Agostino, quali sono i benefici principali dell’attività fisica regolare per la salute del cuore?

L’attività fisica costante è il più potente “farmaco naturale” a disposizione del cuore. Migliora la circolazione, abbassa la pressione arteriosa, riduce il colesterolo cattivo (LDL) e aumenta quello buono (HDL). Inoltre, aiuta a controllare il peso corporeo, migliora la sensibilità all’insulina e, non meno importante, riduce lo stress e favorisce il buon umore.

Come possiamo calibrare l’intensità degli allenamenti per evitare sovraccarichi per il cuore?
Bisogna imparare ad ascoltare il proprio corpo: durante l’attività fisica bisogna riuscire a parlare, anche se con un po’ di affanno. Se si è costretti a fermarsi o si avverte dolore toracico, è il caso di ridurre subito l’intensità.

Quali controlli cardiologici dovrebbe effettuare regolarmente uno sportivo adulto?

Oltre alla visita medica sportiva, raccomando una visita cardiologica completa con Elettrocardiogramma (ECG) e, almeno una volta, un Ecocardiogramma 2D Color Doppler. Dopo i 45–50 anni è opportuno eseguire anche un ECG da sforzo per valutare la risposta del cuore durante l’attività. In caso di dubbi, il cardiologo può suggerire esami di secondo livello, come Holter, scintigrafia o ecocardiogramma da stress.

Quali segnali devono allarmare uno sportivo?

Gli atleti abitualmente sono molto più consapevoli del proprio corpo ma sviluppano anche una maggiore tolleranza al disagio e al dolore. È importante fare attenzione a tutto ciò che sembra essere diverso dal solito: la comparsa di palpitazioni non presenti in passato, un dolore toracico che insorge sotto sforzo ma anche un inaspettato dolore toracico a riposo, una sensazione di maggiore stanchezza per lo stesso livello di esercizio fisico precedentemente affrontato, un affanno inspiegabile. Meglio ricorrere una volta di più al proprio medico e se necessario al cardiologo che saprà interpretare i sintomi riportati. È bene fare attenzione ai propri parametri: fra tutti, controllare un po’ più frequentemente la pressione arteriosa a riposo ed eseguire periodicamente una valutazione di esami di laboratorio di base; il vostro medico saprà indicare quali in funzione delle informazioni che già ha su di voi. Non dimenticate di dirgli che praticate o volete praticare sport agonistico.

L’alimentazione gioca un ruolo fondamentale nella salute del cuore: quali linee guida nutrizionali consiglia?

C’è uno stretto rapporto fra alimentazione e rischio cardiovascolare. Mangiare sano è fondamentale per garantirsi una vita lunga e in salute. Senza addentrarmi in trattati di dietologia, tutti sanno che giornalmente vi deve essere un’assunzione equilibrata dei principali elementi: carboidrati, proteine, lipidi. Grossolanamente un buon regime alimentare dovrebbe prevedere il 45-60% di apporto in carboidrati, 15-30% di proteine e 20-35% di grassi. E fra i grassi evitare quelli saturi (contenuti in insaccati, burro, fritture, molti formaggi ecc.). Quello che c’è di vero, ed è implicito nel pensiero di chi pratica attività sportiva, è che questa determina un consumo calorico certamente superiore rispetto a chi ha una vita sedentaria, e quindi è vero: si può mangiare un po’ di più senza ingrassare (ma mai esagerare).

Perché il rischio di problemi cardiocircolatori aumenta dopo i 50 anni?
Purtroppo, l’età è di per sé un fattore di rischio cardiovascolare; noi invecchiamo perché invecchiano le nostre arterie e di conseguenza tutti gli organi che ricevono sangue, alimenti e ossigeno tramite il regolare flusso sanguigno. Quindi il rischio di avere una patologia cardiaca come qualsiasi altra malattia aumenta con l’età. La buona notizia è che l’attività fisica regolare e continuativa ritarda l’invecchiamento delle arterie e quindi di tutto l’organismo. Fare sport non fa male anzi mantiene giovani più a lungo. Il corpo non reagisce come a 30 anni. Non si può pretendere che un’auto nuova appena comprata abbia le stesse prestazioni dopo dieci anni, e ancor meno dopo venti o trenta, tra l’altro con la possibilità che subentrino guasti. Lo sport agonistico in età avanzata si può praticare ma bisogna cercare di non spingersi ai limiti, di sfruttare più la destrezza della forza e soprattutto è tollerata molto meglio l’attività di tipo aerobico che quella anaerobica che richiede adattamenti cardiocircolatori bruschi e spesso dannosi.

Esistono accorgimenti pratici per gareggiare in sicurezza nei vari sport? Quali tipi di attività fisica sono più indicati per proteggere il sistema cardiovascolare?

I differenti sport si differenziano per le loro caratteristiche a cominciare dalla difficoltà del gesto tecnico. Pensiamo all’azione relativamente semplice e ripetitiva, se pur raffinata e rifinita, che svolge un canottiere, rispetto alla varietà e complessità di movimenti richiesti a uno schermidore o alla sua prontezza di riflessi e alle capacità tecniche che sono richieste per pilotare un’auto di Formula 1.

Dal punto di vista prettamente fisico, principalmente osteo-muscolare, cardiovascolare e respiratorio, gli sport si differenziano in base ai gruppi muscolari e articolari coinvolti, alla durata dell’impegno muscolare e soprattutto agli adattamenti cardiocircolatori e respiratori che servono per affrontare una prova più o meno lunga e più o meno intensa. In particolare, ci sono sport in cui è richiesto il mantenimento di uno sforzo prolungato: in questi è necessario che la quantità di ossigeno immessa con la respirazione e fatta circolare dal cuore sia in grado di compensare per lunghi periodi l’ossigeno consumato dai muscoli (l’ossigeno è alla base dei processi che permettono la produzione e l’attivazione delle molecole necessarie per la contrazione muscolare). Si parla in questi casi di lavoro aerobico. Il caso paradigmatico è lo sforzo eseguito dal maratoneta: l’atleta corre i 42.195 metri senza esaurire le riserve di ossigeno; in teoria potrebbe prolungare lo sforzo ben oltre le 2-4 ore necessarie per completare il percorso, cosa che fanno normalmente i super maratoneti. Al contrario ci sono sport che richiedono sforzi intensi e di massima potenza per periodi brevi. In questo caso il muscolo utilizza tutti i substrati energetici precedentemente incamerati e non si aspetta di ricevere un ristoro degli stessi con ulteriore ossigeno: si tratta del lavoro anaerobico. Per rimanere alla esemplificazione, il centometrista è l’espressione della potenza anaerobica come lo è il sollevatore di pesi. Massima potenza in un brevissimo periodo. Il consumo dell’ossigeno e dei substrati metabolici sarà compensato in seguito durante il recupero.

Ci sono poi sport in cui convivono in misura diversa entrambe le componenti. Parliamo del canottaggio: la distanza olimpica di duemila metri su cui si svolgono la maggior parte delle gare impone una fase anaerobica iniziale (la partenza), una fase aerobica centrale (il passo) e di nuovo, a fine percorso una fase in cui si richiede l’esaurimento di tutte le scorte metaboliche possibili (il serrate), con uno sforzo tipicamente anaerobico. Se la gara non finisse ai duemila, difficilmente gli atleti potrebbero percorrere un’ulteriore distanza. Questi atleti sfruttano al meglio sia la componente aerobica sia quella anaerobica. Uno sport che richiede analoghi passaggi di potenza e resistenza è il pugilato, in cui si aggiunge anche una notevole dote di destrezza. In realtà esistono gare in cui la componente aerobica è preponderante. Lo sono le gare di fondo su 6 Km o la classicissima “Oxford-Cambridge boat race” di 6,8 Km (4 miglia e 374 iarde) e, per pochi eletti, le maratone di canottaggio su 100 Km (la Ringvaart Regatta) ed alcune classiche ancor più lunghe; in questi casi risulta inutile e poco produttivo esaurire la componente anaerobica del lavoro. Quindi, se si vuole prolungare l’attività agonistica oltre i 50 anni andranno preferiti gli sport aerobici: sì al fondo, no al sollevamento pesi. Ma la domanda è: come si fa a dire ad un veterano del canottaggio di evitare gli sforzi eccessivi durante una gara, e non fare “fuoco e fiamme”?

Ultimamente Daniele Pavan, canottiere della Garda Salò, è morto in barca durante una gara di canottaggio costiero; dieci anni fa Giuseppe D’Amico, un altro canottiere, è morto per arresto cardiaco durante un allenamento in palestra. Entrambi erano super allenati. Come si spiegano questi casi?

La maggior parte delle morti precoci, inattese, in persone apparentemente sane sono dovute alla presenza di un problema cardiovascolare preesistente che non è stato rilevato in vita. Il cuore non si ammala solo in età avanzata. Lo dimostrano gli eventi tragici di diversi giovani agonisti, anche militanti in squadre professionistiche e dunque sottoposti a controlli medici approfonditi, deceduti improvvisamente sui terreni di gara e sui campi da gioco. Gli esami eseguiti post-morte o una più attenta rivalutazione delle indagini cliniche effettuate prima dell’evento fatale documentano, quasi sempre, la presenza di una patologia cardiaca, purtroppo non sempre evidente o evidenziata. L’allenamento, anche se fatto con regolarità e nel rispetto delle corrette modalità, non protegge da un’eventuale patologia preesistente e misconosciuta che ha raggiunto, forse, anche a causa dell’attività fisica intensa ma spesso indipendentemente da questa, il livello di criticità che porta il cuore a fermarsi all’improvviso.

E ora qualche domanda di carattere generale: qual è il ruolo dell’idratazione?
Fondamentale. L’acqua garantisce la corretta viscosità del sangue e aiuta il cuore a pompare in modo efficiente. Anche una lieve disidratazione può aumentare la frequenza cardiaca e la pressione. È bene bere regolarmente prima, durante e dopo l’attività, senza aspettare di avere sete.

Il dolore al petto è sempre un campanello d’allarme?

Non sempre, ma non va mai sottovalutato.

Che ruolo ha lo stress?

Lo stress altera l’equilibrio ormonale e aumenta la pressione arteriosa e la frequenza cardiaca. Tecniche di rilassamento, yoga, meditazione o anche una semplice passeggiata quotidiana aiutano a “scaricare” la tensione e a proteggere il cuore.

Che ruolo hanno colesterolo e pressione arteriosa?

Sono due indicatori chiave. Colesterolo alto e ipertensione danneggiano le arterie in modo silenzioso. Mantenere valori nella norma è essenziale per prevenire infarti e ictus.

Alcol e caffè: amici o nemici del cuore?

Il caffè in quantità moderata non è un nemico: una o due tazzine al giorno sono una dose ben accolta dall’organismo. Purtroppo, cattive notizie per l’alcool: le ultime evidenze scientifiche dimostrano che non esiste una dose minima di consumo che non determini danni. Ma proviamo a trovare un giusto equilibrio (e chi pratica sport sa quanto sia importante trovare l’armonia del proprio corpo): uno o due bicchieri di vino consumati in buona compagnia servono per mantenere il buon umore e rilasciare endorfine che saranno utili al nostro organismo. Il danno che questa piccola quantità, sporadica di alcool potrà determinare sarà compensato dal beneficio organico complessivo: il bilancio netto sarà positivo. Conclusione: bere con molta moderazione e principalmente per appagare una rinnovata socialità, non per abitudine.

Il sonno influisce sulla salute del cuore?

Assolutamente sì. Dormire meno di 6 ore per notte aumenta il rischio di ipertensione e aritmie. È importante mantenere orari regolari, evitare schermi luminosi prima di dormire e garantire un ambiente tranquillo.

È possibile prevenire completamente l’infarto?

Non del tutto, perché esistono fattori imprevedibili e condizioni silenti. Tuttavia, una vita attiva, controlli regolari e abitudini sane riducono il rischio in modo significativo.

Concludendo, qual è il messaggio più importante che vuole lasciare ai lettori?

Praticate sport in maniera costante, continuativa e consapevole. È fondamentale che qualsiasi attività sportiva venga effettuata non meno di tre volte la settimana. La partita della domenica, senza una costante preparazione nel corso della settimana, è spesso pericolosa e certamente dannosa per l’organismo. Evitate gli eccessi: quando eravate giovani avete spinto il motore al massimo; adesso lavorate a regimi più limitati (la competizione purtroppo non aiuta) e soprattutto preferite attività di tipo aerobico.  E sottoponetevi periodicamente ad un controllo dal vostro medico di fiducia.

Un’ultima raccomandazione: assicuratevi che nella vostra palestra, nel vostro circolo sportivo, in prossimità della pista che frequentate, ci sia un defibrillatore automatico rapidamente e liberamente accessibile, (la postazione è indicata con la sigla DAE o AED e l’immagine di un cuore attraversato da un fulmine), e verificate dove sia posizionato. Ci dovrebbe essere sempre qualcuno in grado di adoperarlo e quel qualcuno potrebbe essere anche uno di voi se avete frequentato un corso di “Basic Life Support and Defibrillation” (BLS-D). Se non lo avete fatto è il caso di pensarci: i corsi sono aperti a tutti e potrebbe capitare di salvare una vita.

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