
Attraversare la strada è un gesto quotidiano, quasi automatico. Eppure, per molti pedoni in Italia, questo gesto semplice può trasformarsi in una trappola mortale. Ci camminiamo sopra ogni giorno, su quelle strisce bianche che dovrebbero rappresentare sicurezza, ma che troppo spesso si trasformano in croci silenziose. Il nostro Paese continua a vivere una piaga che sembra impossibile da estirpare: l’invisibilità dei pedoni.
Lunedì 3 novembre, a Bari, questa invisibilità ha colpito ancora. Un uomo è stato travolto sulle strisce del lungomare. Per ventidue giorni la sua famiglia ha lottato fra dolore e speranza, aggrappandosi alla possibilità di un miracolo. Ma alla fine, la drammatica decisione: autorizzare l’espianto degli organi, trasformando un dolore immenso in un gesto di incredibile generosità.
Quell’uomo non era un numero di cronaca. Era Filippo Di Marzo.
Un amico da una vita intera. Mi accolse nel 1975 nel CAS – il Centro Addestramento Sportivo – del Circolo Canottieri Barion, quando ero un ragazzino. Avevo dodici anni. Da allora, Filippo è sempre stato un punto di riferimento: un fratello maggiore, un esempio di disciplina, ironia e dedizione. Insieme a Nico, è stato il mio primo allenatore. Poi ha sposato Rosanna: le nostre famiglie si frequentavano, a casa e al circolo. E da quell’amore vero è nata Giuliana. Oggi Filippo era il direttore sportivo del Barion, un ruolo che incarnava alla perfezione: serietà, ascolto, passione, responsabilità.
Quel lunedì stava andando al circolo. Una camminata come tante. Ed ecco all’improvviso l’irreparabile: un’auto pirata lo ha centrato mentre attraversava sulle strisce pedonali davanti al Kursaal. Il conducente non guardava la strada. Un istante di incoscienza è bastato a strappare una vita intera, una famiglia, un’amicizia, una comunità.
Questo non è un incidente: è un omicidio. È l’ennesima prova che il problema non è solo infrastrutturale ma culturale. In Italia si continua a guidare come se la strada appartenesse solo ai veicoli, come se i pedoni fossero un dettaglio.
I numeri raccontano una situazione drammatica: secondo il rapporto ASAPS (Associazione Sostenitori e Amici della Polizia Stradale) gli investimenti di pedoni nel 2023 sono stati 18.483 (2 all’ora!). Nel 2024 i pedoni uccisi sulle strade italiane sono stati 475, molti sulle strisce pedonali o, comunque, in zone cittadine a percorrenza lenta. Nel 2025, fino al 12 agosto siamo già a 224 (uno al giorno!).
Nel primo semestre del 2024, nel territorio della Città Metropolitana di Bari, è stato rilevato un incremento degli incidenti del 13% rispetto allo stesso periodo del 2023.
Distrazioni, velocità e superficialità creano un ambiente ostile in cui chi cammina è costretto a sperare nella fortuna più che nel rispetto.
Mai come oggi dovremmo dirci la verità: non basta la segnaletica, non bastano le campagne occasionali. Servono educazione, controlli, sanzioni severe, e soprattutto una nuova consapevolezza collettiva. E magari un paio di autovelox con telecamere HD sul lungomare. Ogni volta che prendiamo in mano il telefono mentre guidiamo, che acceleriamo “perché non c’è nessuno”, che ignoriamo un pedone in attesa sulle strisce, stiamo giocando con la vita altrui. Una vita come quella di Filippo.
Salutiamo Filippo nella chiesa dell’Immacolata (più nota come “dei Cappuccini”), in via Abbrescia, oggi 27 novembre alle 16,30. Raccontare la sua storia non serve a riaprire una ferita ma serve a sperare che non se ne aprano altre. Filippo non può essere morto invano. Il minimo che possiamo fare è trasformare la sua assenza in un impegno: ricordarlo diventando automobilisti più attenti, cittadini più responsabili, persone più presenti. E ricordarlo ogni volta che attraversiamo una strada.
pasquale intrano'
BELLISSIMO GIUSTISSIMO
Sgobba Sgobba
Purtroppo viene meno un Amico ,Atleta e insegnante di vita.